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Ritardo inatteso

Pratiche e stringate indicazioni per cercare di consigliare le donne che si trovano a dover interrompere una gravidanza

Ritardo inatteso - Pratiche e stringate indicazioni per cercare di consigliare le donne che si trovano a dover interrompere una gravidanza
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Il momento in cui sull’agenda ci si accorge che manca qualcosa è un momento complesso, personale, in cui è giusto che ogni donna si conceda la libertà di reagire a modo suo, seguendo i suoi pensieri, i suoi desideri, il suo cuore. Dal 1978 la legge 194 non considera più l’aborto un reato contro l’integrità e la sanità della stirpe e quindi scegliere se portare avanti la gravidanza o no è un diritto inalienabile che nessun moralismo può o deve intaccare.

Detto questo, lungi dall’essere in grado di consigliare coloro che si trovano ad interrompere una gravidanza, non resta che fornire alcune indicazioni pratiche. La prima cosa da fare è consultare un medico il quale, per legge, è obbligato a consigliare alla paziente sette giorni di riflessione e a rilasciare un certificato che documenti il colloquio. Non è necessario recarsi dal medico di famiglia, è possibile anche rivolegrsi ad un consultorio dove si viene accolti da un operatore che cercherà di conoscere la situazione, in seguito avrà luogo la visita ginecologica con il conseguente rilascio di certificato, e poi sarà lo stesso operatore a prendere appuntamento con l’ospedale. Durante i sette giorni di attesa è possibile tornare al consultorio per ricevere qualsiasi tipo di assistenza.

Nessuno può costringere una donna a parlare con uno psicologo o con un assistente sociale, anche se è consigliabile. On line ci sono molti siti che offrono questo servizio anche se, forse, è comunque meglio un dialogo di persona. Il web, invece, può essere un prezioso aiuto per tutte coloro che sentissero il bisogno di confrontarsi con ragazze e donne che hanno vissuto la stessa situazione: molti forum di siti femminili e di mamme dedicano più di una sezione a questo argomento. Trascorsi i sette giorni o, nel caso di una certa urgenza, se i novanta giorni di gravidanza sono vicini, ci si deve rivolgere ad una struttura ospedaliera nella quale, previe determinate analisi per evitare la compromissione di future gravidanze, l’intervento verrà eseguito in regime di day hospital.

Quest’esperienza, che è indescrivibile per chiunque abbia avuto la fortuna di non doverla sperimentare sulla propria pelle, può mettere alla prova la relazione che si sta vivendo e i rapporti con la famiglia. Non tutte hanno la fortuna di avere genitori comprensivi e un partner in grado di offire un autentico supporto. Per questo è importante considerare che non bisogna solo pensare alla salute fisica ma anche al benessere psicologico.
Valeria Roscioni - Nexta

Data: 21/2/2011 Visto: 3252


 
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