Il gioco della moda
I bambini belli sono tanti, tantissimi, ma non tutti finiscono su una passerella o su di un cartellone pubblicitario. Voi mettereste vostro figlio su questa strada? E se fosse lui a chiervelo?
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Le bambine si sa, sono spesso vanitose. Oggi più che mai precoci, vogliono le scarpette con un po’ di tacco, il lucidalabbra, il glitter, la borsetta. Non si accontentano più di giocare con le perle della mamma provando le sue scarpe e qualche trucco. Ma quando la moda smette di essere un gioco e diventa un obiettivo, un precoce stile di vita?
Molti bambini fin da piccolissimi, girano pubblicità o posano per cataloghi e cartelloni pubblicitari. È normale al punto che probabilmente se fossero solo la mamma o il papà ad assicurarci che l’omogeneizzato è buonissimo, e non vedessimo una bella facciotta tonda e sorridente che se lo gusta felice, non compreremmo quel prodotto. Dura lex sed lex.
Ma crescendo cosa accende il desiderio di apparire di questi bambini? Per tentare di capire questo fenomeno la giovane regista Chiara Brambilla ha girato un documentario, “Divine”, che segue tre bimbe intorno ai dieci anni, Emily, Lucrezia e Rebecca, durante le varie selezioni per partecipare all’ambitissimo Pitti Bimbo. Le piccole adulte appaiono serene, divertite, forse un po’ impostate ma, effettivamente, non sembrano vittime di vite del tutto stravolte e fuori dagli schemi. Certo, devono conciliare il tutto con la scuola e a volte i loro compagni non le capiscono, devono stare sempre a dieta, il pericolo anoressia è dietro l'angolo, e devono sperare che i normali cambiamenti dell’adolescenza non sottraggano loro troppe possibilità. In fondo la loro è una vita normale, sembrano dire. Ma è difficile a credersi.
È ancora più difficile credere che lo sia quella di Fátima Ptacek, la modella più pagata di Manhattan. Questa professionista ha ben nove anni e lavora da quando ne aveva cinque. Di certo non le mancheranno i soldi per andare al college, ma forse pagherà la retta con la propria infanzia.
Impossibile capire e giudicare senza prima aver toccato con mano. Sarebbe però importante cercare di comprendere quanto questa voglia di notorietà sia spontanea, o quanto, invece, sia dovuta al desiderio delle piccole di compensare qualche insicurezza o, ancora peggio, di accontentare i loro genitori che le gravano, magari involontariamente, delle loro aspettative. Il punto sta nel riuscire ad individuare, possibilmente parlando molto con i propri figli e mettendosi a tu per tu con loro, cosa pensano davvero e cercare di accontentarli vigilando su di loro e sulle loro piccole vite che hanno bisogno di giochi, quelli veri, e non quelli che si fanno in passerella.
Molti bambini fin da piccolissimi, girano pubblicità o posano per cataloghi e cartelloni pubblicitari. È normale al punto che probabilmente se fossero solo la mamma o il papà ad assicurarci che l’omogeneizzato è buonissimo, e non vedessimo una bella facciotta tonda e sorridente che se lo gusta felice, non compreremmo quel prodotto. Dura lex sed lex.
Ma crescendo cosa accende il desiderio di apparire di questi bambini? Per tentare di capire questo fenomeno la giovane regista Chiara Brambilla ha girato un documentario, “Divine”, che segue tre bimbe intorno ai dieci anni, Emily, Lucrezia e Rebecca, durante le varie selezioni per partecipare all’ambitissimo Pitti Bimbo. Le piccole adulte appaiono serene, divertite, forse un po’ impostate ma, effettivamente, non sembrano vittime di vite del tutto stravolte e fuori dagli schemi. Certo, devono conciliare il tutto con la scuola e a volte i loro compagni non le capiscono, devono stare sempre a dieta, il pericolo anoressia è dietro l'angolo, e devono sperare che i normali cambiamenti dell’adolescenza non sottraggano loro troppe possibilità. In fondo la loro è una vita normale, sembrano dire. Ma è difficile a credersi.
È ancora più difficile credere che lo sia quella di Fátima Ptacek, la modella più pagata di Manhattan. Questa professionista ha ben nove anni e lavora da quando ne aveva cinque. Di certo non le mancheranno i soldi per andare al college, ma forse pagherà la retta con la propria infanzia.
Impossibile capire e giudicare senza prima aver toccato con mano. Sarebbe però importante cercare di comprendere quanto questa voglia di notorietà sia spontanea, o quanto, invece, sia dovuta al desiderio delle piccole di compensare qualche insicurezza o, ancora peggio, di accontentare i loro genitori che le gravano, magari involontariamente, delle loro aspettative. Il punto sta nel riuscire ad individuare, possibilmente parlando molto con i propri figli e mettendosi a tu per tu con loro, cosa pensano davvero e cercare di accontentarli vigilando su di loro e sulle loro piccole vite che hanno bisogno di giochi, quelli veri, e non quelli che si fanno in passerella.
Valeria Roscioni - Nexta
| Data: 17/3/2011 | Visto: 2863 |







