Cattivi papà
Depressione post-natale al maschile: quando ne soffrono i padri
Sarà che alle donne fare le mamme viene istintivo. Forse sono programmate per farlo, forse è perché se lo crescono dentro per nove mesi quel piccolo essere urlante. Sarà che per secoli, e ancora oggi nella stragrande maggioranza dei casi, la genitorialità è declinata perlopiù al femminile, specialmente nei primi anni di vita (leggasi: finché non escono di casa). Poi corrono in aiuto nonne, cognate, amiche, sorelle che ti spiegano e consigliano: fai così, fai cosà. E poi ci sono interi scaffali di librerie colmi di volumi dedicati alle novelle e future madri, riviste, dvd, forum. Ma ai padri chi glielo insegna come si fa il padre?
Ti basti questo, uomo: ti dicono che cambierà tutto, che ci sono cose che non farai mai più, che la vita non sarà mai più la stessa. Che perderai il sonno, tra pianti, pannolini e coliche. Ma che sarà uno dei momenti più felici della tua esistenza. Ma non sempre è così. Come per le madri il momento della nascita si adombra, fino a diventare depressione post-parto, così può succedere agli uomini. Demoralizzati, annoiati, esclusi: la depressione post-natale si presenta così.
Lo scrittore Michael Lewis ha messo nero su bianco quello che finora gli uomini non osavano ammettere nel libro Home game, an accidental guide to fatherhood. Racconta dell’infelicità che lo ha colto immediatamente dopo la nascita dei suoi tre figli. «Ho aspettato che la gioia mi assalisse, ma ho provato solo imbarazzo e indifferenza. Ho aspettato di sentire l'incanto, quanto in realtà ero annoiato. Per un attimo mi sono sentito colpevole, ma d’altra parte ho realizzato che tutti gli alti padri intorno a me stavano fingendo di sentire una cosa quando in realtà ne provavano un’altra». Chissà quanti altri uomini, come lui, avvertono di tanto in tanto il desiderio si essere tutto fuorché un padre.
Lewis racconta che per almeno le prime sei settimane di vita della figlia non ha provato altro che un divertimento distaccato. «Mi ricordo nitidamente che la tenevo in braccio mentre strillava, e mi chiedevo cosa avrei fatto se non fosse stato fuorilegge lanciarla dal balcone». Passa un mese e Michael ammette che se la piccola fosse finita sotto un camion si sarebbe sentito in obbligo di essere triste. Sei o forse più mesi dopo le cose cambiamo, e si accorge che se un camion rischiasse d’investire quell’esserino sdentato e urlante, lui si metterebbe in mezzo a fare da scudo. Quel giorno capisce di essere un padre.
Secondo una ricerca pubblicata nel 2006 sulla rivista americana Pediatrics, il 10% dei padri soffre di depressione post-partum, un numero di poco inferiore a quello di mogli e compagne (14%). Spesso la tristezza arriva a rovinare il rapporto di coppia. Ma non è dannosa solo per la relazione: può arrivare a compromettere la sana crescita dei bambini. (Libero News)
Ti basti questo, uomo: ti dicono che cambierà tutto, che ci sono cose che non farai mai più, che la vita non sarà mai più la stessa. Che perderai il sonno, tra pianti, pannolini e coliche. Ma che sarà uno dei momenti più felici della tua esistenza. Ma non sempre è così. Come per le madri il momento della nascita si adombra, fino a diventare depressione post-parto, così può succedere agli uomini. Demoralizzati, annoiati, esclusi: la depressione post-natale si presenta così.
Lo scrittore Michael Lewis ha messo nero su bianco quello che finora gli uomini non osavano ammettere nel libro Home game, an accidental guide to fatherhood. Racconta dell’infelicità che lo ha colto immediatamente dopo la nascita dei suoi tre figli. «Ho aspettato che la gioia mi assalisse, ma ho provato solo imbarazzo e indifferenza. Ho aspettato di sentire l'incanto, quanto in realtà ero annoiato. Per un attimo mi sono sentito colpevole, ma d’altra parte ho realizzato che tutti gli alti padri intorno a me stavano fingendo di sentire una cosa quando in realtà ne provavano un’altra». Chissà quanti altri uomini, come lui, avvertono di tanto in tanto il desiderio si essere tutto fuorché un padre.
Lewis racconta che per almeno le prime sei settimane di vita della figlia non ha provato altro che un divertimento distaccato. «Mi ricordo nitidamente che la tenevo in braccio mentre strillava, e mi chiedevo cosa avrei fatto se non fosse stato fuorilegge lanciarla dal balcone». Passa un mese e Michael ammette che se la piccola fosse finita sotto un camion si sarebbe sentito in obbligo di essere triste. Sei o forse più mesi dopo le cose cambiamo, e si accorge che se un camion rischiasse d’investire quell’esserino sdentato e urlante, lui si metterebbe in mezzo a fare da scudo. Quel giorno capisce di essere un padre.
Secondo una ricerca pubblicata nel 2006 sulla rivista americana Pediatrics, il 10% dei padri soffre di depressione post-partum, un numero di poco inferiore a quello di mogli e compagne (14%). Spesso la tristezza arriva a rovinare il rapporto di coppia. Ma non è dannosa solo per la relazione: può arrivare a compromettere la sana crescita dei bambini. (Libero News)
Libero News
Libero News - Libero News
| Data: 8/6/2009 | Visto: 35725 |
Tutto su: padre / paternità / papà / figlio / depressione post-natale / post partum / neonato / figlicidio






