Mamma dalla A alla T
Il manuale di sopravvivenza firmato Tiziana Rocca
Chi meglio di Tiziana Rocca può dare qualche consiglio alle mamme del Terzo Millennio su come riuscire a conciliare, con successo, famiglia e lavoro? La risposta è quasi scontata: nessuno. La più famosa esperta di pubbliche relazioni in Italia, nonché manager degli eventi più ambiti del jet-set nazionale e internazionale, è riuscita a trasformare in realtà il sogno di molte di noi: diventare una donna di successo senza per forza rinunciare alla gioia di essere anche una mamma (Tiziana Rocca ha tre bambini: Cristina di 12 anni, Vittorio di 6 e Valerio di 5). Amatissima dalle star americane, da Silvester Stallone a Will Smith, passando per Michey Rourke, la Rocca non è solo una manager in carriera, ma soprattutto una madre premuorosa e presente. Oltre che una moglie innamoratissima (è sposata con l'attore Giulio Base, ndr)
Nonostante la sua agenda quotidiana sia fitta di impegni la primadonna nell'organizzazione degli eventi e nelle pubbliche relazioni riesce benissimo a dividersi tra i red carpet più prestigiosi e gli impegni quotidiani della casa. Ovviamente non senza qualche salto mortale. E proprio a tutte le donne che come lei sono madri lavoratrici è dedicato Mamma dalla A alla T - Manuale di sopravvivenza per le donne di oggi. Questo il titolo del suo ultimo libro dove, partendo dalla sua esperienza personale, racconta come riuscire a conciliare la vita professionale e familiare. Raggiunta telefonicamente le abbiamo fatto alcune domande per capire se al giorno d'oggi, per sopravvivere a casa e ufficio, si debba per forza essere delle wonder woman. Ecco cosa ci ha raccontato.
Una curiosità, perché il suo libro s'intitola Mamma dalla A alla T e non Mamma dalla A alla Z?
Intitolarlo Mamma dalla A alla Z mi sembrava in qualche modo troppo, non volevo essere così presuntuosa. Tutte le mamme infatti qualche errore lo commettono, anche se sempre in buona fede. Poi mi sono fermata alla T perché è l'iniziale del mio nome. E poi perché dico che alla Z ci arriverò quando i miei figli saranno cresciuti. Mi aiuteranno loro ad arrivarci.
Perché un manuale di sopravvivenza per le mamme?
Il mio libro non è solo un manuale per le donne che vogliono fare le madri, ma per le donne che oggi vogliono fare tutto: essere mamme, donne in carriera, occuparsi della casa e prendersi cura del marito. Riuscire a fare tutto e tutto bene è molto faticoso. E spesso per riuscirvi dobbiamo sacrificare qualcosa e il più delle volte finisce che trascuriamo noi stesse.
Nel suo libro che tipo di consigli dà?
Io do tanti consigli pratici per chi ha figli e vuole lavorare. Essere un'organizzatrice di eventi mi ha aiutato a organizzare la mia vita di manager, madre e moglie. E nel mio libro dispenso una serie di consigli utili da mettere in pratica per vivere bene il quotidiano.
Lei come riesce a fare tutto?
Sono molto organizzata. E la cosa più difficile è affrontare gli imprevisti che arrivano, perché arrivano. Quando ci sono delle emergenze io mi faccio aiutare da mio padre. Ognuno fa qualcosa per far funzionare la famiglia.
E Giulio Base che marito è?
Lui mi aiuta ogni volta che può. Ma chiaramente collabora di più durante il week-end. Quando è sul set è più difficile che mi dia una mano.
Se le dico B come baby-sitter che mi racconta?
Nel mio libro c'è un capitolo dedicato a loro. Io ne ho avute e nel manuale racconto anche le mie vicessitudini. All'inizio, quando è nata Cristiana, non ero brava nel sceglierle perché non avevo esperienza a riguardo. Poi col tempo sono migliorata.
Ovvero?
Ora cerco madri di famiglia a cui piacciono i bambini. E, se sono straniere, cerco di farle sentire parte della famiglia.
Qual è il modo migliore per riuscire a essere una buona madre e al tempo stesso una donna realizzata professionalmente?
Bisogna lavorare duro sulla famiglia e sul lavoro. Niente ti viene regalato. Le cose bisogna guadagnarsele sul campo, anche se si tratta della famiglia. Solo col duro lavoro si ottengono risultati.
Sono molte però le donne che rinunciano al lavoro dopo la maternità.
Questo non è giusto. Alle madri che vogliono continuare a lavorare dovrebbe essere data la possibilità di lavorare magari part-time o di fare il telelavoro.
Lei a cosa ha rinunciato per la carriera o per i figli?
È una rinuncia continua. Quando ho un mio evento a casa resta mio marito o mio padre. Esco ma lascio una casa presidiata. Altrimenti, se non si tratta di un mio evento, capita spesso che rinunci per stare coi bambini. Se sono malati cambio anche l'agenda degli impegni per accudirli.
Cosa ne pensa delle donne come Rachida Dati che invece di starsene a casa a godersi il suo bambino (un diritto, ma anche un naturale desiderio-bisogno) è tornata a lavorare dopo soli 7 giorni di congedo?
L'ho cita anche nel libro perché la maternità non deve essere vissuta come un impedimento al lavoro. Altrimenti nessuno farà più figli.
Secondo lei è un bell'esempio per tutte noi?
Ogni donna deve fare come si sente. Io per esempio ho lavorato fino all'ultimo giorno di gravidanza. Poi mi sono organizzata il parto, con il cesareo è facile, e dopo ho trasferito il mio ufficio in clinica. E questo è stato anche un modo per combattere la depressione post-partum.
Ha mai portato i figli in ufficio o meglio ha mai avuto una stanza-nursery nel suo studio?
Sì e vengono ancora adesso a studiare da me. Ma io sono fortunata perché sono una libera professionista. Tutte le grandi aziende dovrebbero però avere una nursery.
Secondo lei ha ancora senso festeggiare l'11 maggio?
Io ho scritto questo libro per esaltare la figura della madre. E ci tengo a dire che i tutti i proventi della vendita saranno devoluti al progetto 2009 della Caritas Antoniana, rivolto alle mamme e ai bambini sieropositivi dell'Uganda. Noi possiamo ritenerci delle mamme fortunate rispetto a tante altre che devono combattere contro la fame o malattie come l'Aids. Ad aiutarci bastarebbe un impegno maggiore del Governo. La festa della mamma è tutti i giorni. La mamma è fondamentale per far funzionare la famiglia.
M come mamma ma anche come moglie. Come si conciliano questi due ruoli?
Ci vuole impegno in tutto. I giovani pensano che sia tutto facile e per questo divorziano di più ripsetto al passato. Bisogna impegnarsi tutti i giorni perché le cose funzionino. Io prendo tutto come un impegno, piacevole e non gravoso, e ci metto amore in tutto quello che faccio. Sarà forse questo il vero e unico segreto del suo successo?
Nonostante la sua agenda quotidiana sia fitta di impegni la primadonna nell'organizzazione degli eventi e nelle pubbliche relazioni riesce benissimo a dividersi tra i red carpet più prestigiosi e gli impegni quotidiani della casa. Ovviamente non senza qualche salto mortale. E proprio a tutte le donne che come lei sono madri lavoratrici è dedicato Mamma dalla A alla T - Manuale di sopravvivenza per le donne di oggi. Questo il titolo del suo ultimo libro dove, partendo dalla sua esperienza personale, racconta come riuscire a conciliare la vita professionale e familiare. Raggiunta telefonicamente le abbiamo fatto alcune domande per capire se al giorno d'oggi, per sopravvivere a casa e ufficio, si debba per forza essere delle wonder woman. Ecco cosa ci ha raccontato.
Una curiosità, perché il suo libro s'intitola Mamma dalla A alla T e non Mamma dalla A alla Z?
Intitolarlo Mamma dalla A alla Z mi sembrava in qualche modo troppo, non volevo essere così presuntuosa. Tutte le mamme infatti qualche errore lo commettono, anche se sempre in buona fede. Poi mi sono fermata alla T perché è l'iniziale del mio nome. E poi perché dico che alla Z ci arriverò quando i miei figli saranno cresciuti. Mi aiuteranno loro ad arrivarci.
Perché un manuale di sopravvivenza per le mamme?
Il mio libro non è solo un manuale per le donne che vogliono fare le madri, ma per le donne che oggi vogliono fare tutto: essere mamme, donne in carriera, occuparsi della casa e prendersi cura del marito. Riuscire a fare tutto e tutto bene è molto faticoso. E spesso per riuscirvi dobbiamo sacrificare qualcosa e il più delle volte finisce che trascuriamo noi stesse.
Nel suo libro che tipo di consigli dà?
Io do tanti consigli pratici per chi ha figli e vuole lavorare. Essere un'organizzatrice di eventi mi ha aiutato a organizzare la mia vita di manager, madre e moglie. E nel mio libro dispenso una serie di consigli utili da mettere in pratica per vivere bene il quotidiano.
Lei come riesce a fare tutto?
Sono molto organizzata. E la cosa più difficile è affrontare gli imprevisti che arrivano, perché arrivano. Quando ci sono delle emergenze io mi faccio aiutare da mio padre. Ognuno fa qualcosa per far funzionare la famiglia.
E Giulio Base che marito è?
Lui mi aiuta ogni volta che può. Ma chiaramente collabora di più durante il week-end. Quando è sul set è più difficile che mi dia una mano.
Se le dico B come baby-sitter che mi racconta?
Nel mio libro c'è un capitolo dedicato a loro. Io ne ho avute e nel manuale racconto anche le mie vicessitudini. All'inizio, quando è nata Cristiana, non ero brava nel sceglierle perché non avevo esperienza a riguardo. Poi col tempo sono migliorata.
Ovvero?
Ora cerco madri di famiglia a cui piacciono i bambini. E, se sono straniere, cerco di farle sentire parte della famiglia.
Qual è il modo migliore per riuscire a essere una buona madre e al tempo stesso una donna realizzata professionalmente?
Bisogna lavorare duro sulla famiglia e sul lavoro. Niente ti viene regalato. Le cose bisogna guadagnarsele sul campo, anche se si tratta della famiglia. Solo col duro lavoro si ottengono risultati.
Sono molte però le donne che rinunciano al lavoro dopo la maternità.
Questo non è giusto. Alle madri che vogliono continuare a lavorare dovrebbe essere data la possibilità di lavorare magari part-time o di fare il telelavoro.
Lei a cosa ha rinunciato per la carriera o per i figli?
È una rinuncia continua. Quando ho un mio evento a casa resta mio marito o mio padre. Esco ma lascio una casa presidiata. Altrimenti, se non si tratta di un mio evento, capita spesso che rinunci per stare coi bambini. Se sono malati cambio anche l'agenda degli impegni per accudirli.
Cosa ne pensa delle donne come Rachida Dati che invece di starsene a casa a godersi il suo bambino (un diritto, ma anche un naturale desiderio-bisogno) è tornata a lavorare dopo soli 7 giorni di congedo?
L'ho cita anche nel libro perché la maternità non deve essere vissuta come un impedimento al lavoro. Altrimenti nessuno farà più figli.
Secondo lei è un bell'esempio per tutte noi?
Ogni donna deve fare come si sente. Io per esempio ho lavorato fino all'ultimo giorno di gravidanza. Poi mi sono organizzata il parto, con il cesareo è facile, e dopo ho trasferito il mio ufficio in clinica. E questo è stato anche un modo per combattere la depressione post-partum.
Ha mai portato i figli in ufficio o meglio ha mai avuto una stanza-nursery nel suo studio?
Sì e vengono ancora adesso a studiare da me. Ma io sono fortunata perché sono una libera professionista. Tutte le grandi aziende dovrebbero però avere una nursery.
Secondo lei ha ancora senso festeggiare l'11 maggio?
Io ho scritto questo libro per esaltare la figura della madre. E ci tengo a dire che i tutti i proventi della vendita saranno devoluti al progetto 2009 della Caritas Antoniana, rivolto alle mamme e ai bambini sieropositivi dell'Uganda. Noi possiamo ritenerci delle mamme fortunate rispetto a tante altre che devono combattere contro la fame o malattie come l'Aids. Ad aiutarci bastarebbe un impegno maggiore del Governo. La festa della mamma è tutti i giorni. La mamma è fondamentale per far funzionare la famiglia.
M come mamma ma anche come moglie. Come si conciliano questi due ruoli?
Ci vuole impegno in tutto. I giovani pensano che sia tutto facile e per questo divorziano di più ripsetto al passato. Bisogna impegnarsi tutti i giorni perché le cose funzionino. Io prendo tutto come un impegno, piacevole e non gravoso, e ci metto amore in tutto quello che faccio. Sarà forse questo il vero e unico segreto del suo successo?
Marcella Gaudina
Marcella Gaudina - Libero News
| Data: 30/12/2009 | Visto: 13824 |






