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Partorire sognando

La preparazione al parto con l'ipnosi aiuta le donne a non soffrire

"Partorirai con dolore", l'anatema biblico che dalla notte dei tempi condanna tutte le donne a diventare madri con sofferenza è decisamente, oltre che ingiusto, anche superato. Le soluzioni farmacologiche come l'anestesia epidurale sono un sistema efficace per contraddire scientificamente la maledizione dell'Antico Testamento.

Le donne che vogliono un parto naturale al cento per cento, senza alcun tipo di anestesia, possono avvicinarsi all'ipnosi. "Partorire sognando" è il titolo del volume di Giovanni Farano, 62 anni, medico chirurgo, ostetrico ginecologo con quasi 30 anni di esperienza, e della psicologa Giovanna Colciaghi, pubblicato nel 2003 da Franco Angeli.  Leggendo il volume, che raccoglie le esperienze delle donne che hanno partorito attraverso l’ipnosi, si comprende come questa tecnica, se applicata più diffusamente, possa migliorare l’approccio delle donne al parto riducendo o addirittura eliminando la componente fisica del dolore.

Dottor Farano, ci spiega meglio come si può affrontare un parto con l’ipnosi?
Innanzitutto bisogna che le spieghi cos’è l’ipnosi. Non è uno stato mentale in cui uno non è cosciente. È uno stato di coscienza in cui non si è addormentati, ma nemmeno svegli. Uno stato in cui c’è un allentamento dei legami con l’esterno, come capita quando ci stiamo per addormentare. Questo allentamento dei legami con l’esterno porta a evidenziare l’attività dell’emisfero destro del cervello (l’emisfero dei sogni, la parte più vera di noi, quella che è più sviluppata negli artisti) più che all’emisfero sinistro (l’emisfero delle attività razionali). Uno stato che ci permette di allontanarci dall’ambiente che ci circonda.

L’ipnosi quindi attiva questo emisfero?
Sì, l’attivazione della parte destra del cervello porta alla messa in funzione di certe prerogative psicologiche e di certe doti che abbiamo internamente e che spesso non riusciamo a utilizzare quando prevale l’emisfero sinistro. Questa è la base tecnica su cui si basa la preparazione.

Qual è l’obiettivo principale della preparazione al parto con l’ipnosi?
La preparazione è volta, tramite l’attivazione dell’emisfero destro, a ridurre l’ansia che è almeno responsabile del 50% (qualcuno dice dei due terzi) di qualsiasi dolore. Il dolore ha una componente organica, ma anche una componente psichica. Se tu hai un’aspettativa del dolore, questa ti porta a farlo aumentare. È un po’ il discorso del pic-indolor, se non ti accorgi che ti faccio la puntura non la senti. Oltre a una riduzione dell’ansia c’è un aumento dell’io. Le persone ansiose con problemi e fobie hanno di solito un io abbastanza piccolo, nel senso che se tu hai di te un buon concetto di solito hai un io accettabile, quando l’io è scarso è facile che tu abbia più ansia. Ma questa è una cosa che avviene più in psicoterapia che nella preparazione al parto.

Le contrazioni durante il parto però sono di per sé un irrigidimento dei muscoli, o no?
Di solito le donne quando hanno le contrazioni tendono a stringere il perineo e tendono a ridurre anziché aprire. Il dolore del parto, che io chiamo dolore, è l’unico dolore fisiologico. Il dolore serve a mettere in allarme. Perché gli animali (il gatto o il cane si ritirano in un luogo sicuro) fanno le cose dignitosamente? Ci sarà una ragione. Perché c’è una componente emotiva. Questo non vuol dire che non è dolore, ma è un dolore che nella sua fisiologicità deve essere affrontato dignitosamente. Essendo fisiologico può essere combattuto, usando come uno svitol per dissolvere queste incrostazioni dettate da condizionamenti esterni.

In pratica nella preparazione al parto cosa accade?
La preparazione dura da otto a dieci sedute di un’ora ciascuna, dopo un paio si riesce ad andare in autoipnosi. All’inizio sono sedute di induzione ipnotica attraverso le quali si ottiene il rilassamento di tutti i muscoli, ma soprattutto di quelli deputati al parto: quelli della vagina e del perineo. Quando il bambino nasce trova muscoli che non fanno resistenza e il tutto avviene in modo fisiologico. Quello che conta è la lotta al dolore che diminuisce nettamente e a volte scompare. E soprattutto il dolore (c’è anche una preparazione tecnica) viene percepito come dolore ma non come sofferenza. La riduzione del dolore, la riduzione dell’ansia e poi c’è un’altra cosa che si insegna: la tecnica dello sdoppiamento. Si insegna in stato ipnotico, che via via diventa autoipnotico con una fase attiva della donna gravida, a vedere se stesse quasi distaccate da sé. In qualche modo tu hai in te un’altra persona che durante il parto collabora con te, che sei te stessa e al contempo altra persona. Quello che è importante è che tutto questo viene vissuto prima, durante il corso. Nell’ultima seduta si fa vivere l’esperienza del parto come potrebbe avvenire.

Lo sdoppiamento porta a vivere con più serenità l’esperienza del parto?
Tra una contrazione e l’altra anziché stare bene perché è finito il dolore, nella maggior parte dei casi si pensa alla contrazione successiva. Invece in ipnosi si riesce ad andare “in un posto sicuro” per ritornare a vivere la contrazione quando arriva. In questo modo – e questo emerge dai racconti delle donne che hanno partorito in ipnosi - delle sette ore di travaglio si vive solo la parte delle contrazioni. La sensazione che una donna ha è quindi che il travaglio duri pochissimo. Ovviamente questo si fa in stato autoipnotico.

Cosa cambia, dopo il parto, rispetto alle donne che non hanno partorito in ipnosi?
Un vissuto del parto come qualcosa di emotivamente esaltante, perché il rapporto con il figlio diventa un rapporto animalescamente più intenso. Chiunque abbia fatto questa esperienza alla fine vede quasi annullata la possibilità della depressione post parto. Mi è capitato un solo caso di una donna che non ha avuto questo vantaggio, ma perché aveva grossi problemi psicologici che andavano affrontati prima del parto.

Le donne potrebbero obiettare che lei è un uomo e che, nonostante la sua esperienza, non potrà mai capire fino in fondo cosa vuol dire partorire…
Io poi sono uno dei pochi uomini ai quali sarebbe piaciuto partorire. Allora mi devono spiegare perché esiste l’anatema biblico. Purtroppo la sfiga delle donne è quella di ingigantire: «Oh Madonna, quella ha urlato per tre giorni », poi quando arrivano al momento del parto soffrono. Si può partorire in maniera diversa, si può fare l’esperienza emotiva che ne nasce e che rimane per tutta la vita. Entrare in una polemica costruttiva e dimostrare che si può fare diversamente dalla tradizione, è una cosa positiva.

Quindi la nostra mente è capace di farci superare il dolore?
Sappiamo che la mente è tutto, nella mente c’è la possibilità di guarire, di ammalarsi. Ma non dal punto di vista concettuale: la mente è una fabbrica biochimica, qualsiasi sentimento o emozione è mediato attraverso la biochimica. Con l’ipnosi si creano le endorfine, e questo è dimostrato.

"No pains for mummy, no drugs for baby", video dagli States

Daniele Passanante
Daniele Passanante - Libero News

Data: 10/4/2008 Visto: 41815


 
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