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Dopo il figlio, a casa

Una donna su 5 smette di lavorare dopo la maternità

Si fa presto a dire mamma e lavoratrice. La vita della donna-madre che lavora si divide drasticamente in due fasi. Prima della maternità e dopo. E quel dopo è ancora carico di grovigli irrisolti per l'universo femminile, soprattutto in Italia. Tornare in ufficio quando si ha il pupo a casa diventa fonte di stress, problemi e tensioni a cui non tutte le donne riescono a far fronte, complice un sistema sociale ancora molto scarso, soprattutto se paragonato a quello di tanti altri Paesi soprattutto dell'Europa del centro e del nord.

Mancanza di strutture, carenza di aiuti concreti ed economici lasciano le donne in una condizione di profonda solitudine. Ed è così che molte di loro, tornano in ufficio, ci provano, ma poi abbandonano il posto di lavoro, e con esso l'agognata indipendenza economica.

Più nel dettaglio, sono una su cinque le donne lavoratrici nel Bel Paese che smettono di lavorare dopo la nascita del figlio. Lo afferma un recente studio della Banca d'Italia. I due terzi circa di quelle che abbandonano - secondo la ricerca dedicata alle decisioni lavorative delle neomadri dopo la nascita di un figlio - dichiarano di averlo scelto volontariamente, soprattutto per la difficoltà di conciliare vita familiare e lavoro. Ma allora si tratta davvero di una scelta volontaria? Se il sistema fosse invece più strutturato verso la donna e le sue nuove esigenze, chissà quante di loro non si sentirebbero oppresse dal doppio ruolo e magari riuscirebbero a mandare avanti entrambe le aspirazioni, ovvero di essere una buona madre e di mantenere una soddisfacente attività professionale. Perché è inutile negarlo, almeno durante i primi anni di vita del piccolo, il peso (non solo reale, ma anche psicologico) di crescere un figlio grava ancora più sulle spalle delle mamme che su quelle dei papà. Che per quanto moderni e collaborativi, non possono sostituirsi alla figura materna in alcuni compiti e rituali quotidiani che il piccolo si aspetta per lo più di fare con la mamma.

Certo, alcune donne vivono il ritorno al lavoro sopraffatte da continui sensi di colpa, non sempre fondati. E, rapite da queste frustrazioni, alla fine cedono, decidendo di dimettersi e restare a casa col figlio, non tanto perché non sufficientemente supportate, ma soprattutto perché temono di non dare abbastanza quantità di tempo (e non solo qualità) al proprio figlio. Davanti a questo tipo di donne, nulla potrebbero asili nidi efficienti, colf, baby sitter, nidi aziendali, nidi condominiali e nonne a tempo pieno.

Chi la vive così, sente che solo con la propria presenza il bimbo potrebbe crescere con l'affetto e le attenzioni di cui ha bisogno, e quindi fa una scelta drastica, un sacrificio radicale come quello dell'abbandono del lavoro, senza contare che molte di loro, appena il figlio crescerà, andrà a scuola e avrà la sua vita e i suoi impegni, si sentiranno improvvisamente svuotate. Come se le giornate all'improvviso non avessero più grande significato. E per alcune di loro, la depressione è dietro l'angolo.

E tu che cosa ne pensi? Smettere di lavorare secondo te è una scelta legata al debole sistema sociale, "maschiocentrico", oppure ai continui sensi di colpa? Raccontaci il tuo punto di vista, anche sulla base di esperienze dirette o indirette. (Libero News)
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Data: 9/9/2008 Visto: 31947


 
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