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Se è precario anche lo psicologo...

Chi dovrebbe supportare i lavoratori precari si trova a sua volta in una condizione di lavoro incerto

Il lavoro precario è un fenomeno che interessa un altissimo numero di persone in Italia. Secondo recenti dati Ispes, soltanto a Milano sono 47mila i professionisti in difficoltà occupazionali. Tale condizione provoca disagi psicofisici di notevole entità. Risulta quindi diffusa tra i cittadini la necessità di intervento dello psicologo il quale a sua volta è colpito dall'instabilità economica. La cosiddetta "sindrome da lavoro precario" colpisce infatti circa l'80% dei lavoratori in crisi. I sintomi sono: stress, ansia, insonnia, disistima, spesso depressione. Una situazione che richiederebbe l'intervento sia preventivo che curativo dello psicologo e dello psicoterapeuta. L'Ordine degli Psicologi della Lombardia ha organizzato un convegno per sensibilizzare sul tema del lavoro precario che impatta anche sugli stessi psicologi.

Dottoressa Carlotta Longhi, psicologa, segretario dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, quali sono gli interventi di prevenzione da parte di uno psicologo su una donna che si trova in una situazione di precariato?
Una cosa che tengo subito a dire è che le donne sono più colpite dal precariato rispetto agli uomini, tutti i dati lo confermano, sia perché hanno più difficoltà a rimanere nel mondo del lavoro sia perché spesso sono loro affidati i lavori meno stabili e meno garantiti. Inoltre va considerato che le donne hanno due tipi di ricadute specifiche del precariato rispetto al loro benessere psicologico: una è quella della maggiore difficoltà di conciliazione lavoro-famiglia. Il lavoro precario infatti peggiora queste difficoltà perché non ci sono le tutele di cui possono godere le donne con un lavoro più stabile e non le donne precarie. L'altra ricaduta è dovuta al fatto che spesso il lavoro femminile non è considerato così rilevante come quello maschile. Questo dal punto di vista psicologico ha delle conseguenze in termini di autostima e di autoefficacia, quindi su quanto una donna si percepisce come una persona in grado di gestire la propria presenza nella società. Il lavoro precario peggiora questa situazione poiché non avendo continuità permette anche più difficilmente di crearsi un'immagine di sé con una rilevanza in termini sociali.

In che cosa consiste l'intervento dello psicologo in questi casi?
È chiaro che in questi casi il supporto non deve certamente essere soltanto psicologico, ma anche economico e sociale. Ma il compito dello psicologo è fondamentale in due sensi: prima di tutto nel garantire una serie di servizi che consentono alle persone che si trovano in questa situazione di poterla attraversare con un po' meno difficoltà. Se andiamo a tagliare la presenza dello psicologo nei servizi destinati alla famiglia, destinati ai bambini e agli adolescenti è chiaro che la ricaduta sulle donne che ancora adesso si sobbarcano tutto il lavoro legato alla famiglia è imponente. Questi sono proprio servizi che lavorano sulla prevenzione. Nel caso di una donna precaria è doppiamente forte l'impatto. L'intervento clinico di uno psicologo consiste nel cercare di affrontare con la persona una situazione che può essere di tipo ansioso, depressivo ma anche semplicemente legata ad autostima, autoefficacia, immagine di sé, come la persona vede se stessa in termini anche di immagine professionale, sociale, di competenza. Queste dimensioni psicologiche sono strettamente legate a un vissuto di tipo ansioso e depressivo. Il fatto che una persona provi ansia o si senta depressa è molto legato a come vive se stessa nelle relazioni, a quanto si senta competente, a quanto sia in grado di gestire le difficoltà, a quanto possa affrontare gli eventi che le capitano. È ovvio che un discorso come quello del precariato che va a minare le fondamenta, può avere ricadute in termini ansiosi e depressivi. Il nostro intervento va a lavorare su queste dimensioni.

Come Ordine degli Psicologi della Lombardia avete studiato formule che vanno incontro alle persone con difficoltà economiche come precari o persone licenziate?
Siamo all'inizio della consigliatura, ci siamo appena insediati e stiamo mettendo a punto tutta una serie di servizi. Stiamo cercando di lavorare sul tema del lavoro precario e in generale del benessere sul lavoro e stiamo prendendo contatti con le istituzioni e con enti privati. Promuoviamo in ogni caso il lavoro dello psicologo anche nei confronti delle persone che hanno meno possibilità di accedere, questo soprattutto grazie alla nostra funzione principale. Se facilitiamo gli psicologi nel lavorare a stretto contatto con il sociale, diamo anche più opportunità alle persone con diminuite possibilità economiche di accedere.

In caso di maternità, una donna precaria spesso non ha le stesse tutele di una donna inserita a tempo indeterminato. Quali problematiche vengono a crearsi?
Il precariato aggrava le difficoltà di conciliazione lavoro-famiglia. Mentre in un lavoro dipendente, stabile, continuativo abbiamo la maternità, nel lavoro precario le donne si trovano a dover conciliare in modo autonomo e spesso con grandi sacrifici l'impegno della maternità. Spesso queste donne escono dal mercato del lavoro semplicemente perché non riescono a conciliare l'impegno della maternità con un lavoro che anche per ritmi, modalità non è conforme alla loro impostazione di vita nel periodo in cui hanno un figlio molto piccolo. Anche questo ha una ricaduta in termini di perdita di benessere. Il fatto di dovere rinunciare a una parte della propria esistenza così importante, sul piano psicologico ha un impatto importante.

Questa situazione impatta non soltanto sulle precarie ma anche su lavoratrici dipendenti. Vi è capitato di supportare anche manager e dirigenti?
Ci capita quotidianamente di supportare madri di tutti i ceti. Questo è un problema che colpisce assolutamente tutti, dirigenti, professionisti e categorie con una formazione elevata, ma assolutamente hanno lo stesso problema di conciliazione. Il lavoro precario fa sì che queste consulenze, questi contratti non siano minimamente garantiti in caso di maternità e poi aggiungo che è proprio un problema di impostazione di vita. Questi sono lavori che non tengono in nessun conto in termini di orari, di tempi e di organizzazione del fatto che una donna sia madre. La donna si trova quindi a dovere autonomamente incastrare le proprie esigenze di madre con le esigenze di un lavoro che paradossalmente è precario ma non ha nessuna flessibilità rispetto a questa sua specifica condizione. La combinazione è spesso impossibile da trovare.

Le aziende spesso ci mettono del loro con azioni di mobbing che spingono le lavoratrici al licenziamento. Come agire di fronte a questa condotta scorretta da parte del datore di lavoro?
Ci sono centri specialistici che si occupano di mobbing, un fenomeno complesso che va affrontato dal punto di vista psicologico certamente ma anche legale e sindacale. È importantissimo che ci sia un intervento integrato. Ovviamente noi lavoriamo come psicologi su quello che è l'aspetto relazionale e sulla ricaduta individuale di questa violenza. Andiamo a intervenire perché la persona possa riconoscersi un proprio valore nonostante la violenza che subisce.

Sono un lavoratore o una lavoratrice dipendente licenziata o precaria, vado all'Asl per cercare uno psicologo che mi supporti. Lo trovo?
Guardi, purtroppo è difficile trovarlo perché denunciamo proprio oggi la situazione di psicologi precari. Quindi se lei va all'Asl, troverà facilmente una lunga lista d'attesa. In alcuni servizi troverà pochi colleghi psicologi oberati di casi e che molto difficilmente possono seguirla con la continuità e con la qualità necessaria. E quindi nonostante ci siano eccellenti colleghi che fanno un lavoro validissimo all'interno dell'Asl, sono proprio i presupposti strutturali, politici ed economici che non li mettono nella condizione di operare come sarebbe necessario. Proprio per questo stiamo cercando di supportare i colleghi affinché possano trovare il sostegno di cui hanno bisogno.

Come?

Noi ci stiamo muovendo come Ordine per sensibilizzare l'opinione pubblica. Ci sembra importante che anche i media diano risalto a questa nostra battaglia. Abbiamo scritto al direttore generale dell'Asl e all'assessorato alla Sanità della Regione Lombardia e stiamo supportando i colleghi. Il problema è nazionale, noi essendo Ordine regionale ci stiamo occupando del problema a livello lombardo, vogliamo portare avanti con le istituzioni un dialogo mirato al rispetto della nostra professionalità. Riteniamo fondamentale che i cittadini possano usufruire del nostro servizio.
Daniele Passanante
Daniele Passanante - Libero News

Data: 16/8/2010 Visto: 25066


 
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