Vulvodinia, questa sconosciuta
Da poco è considerata una vera malattia. I sintomi
Niente jeans stretti, impossibile usare assorbenti interni, accavallare le gambe, andare in bici o semplicemente stare sedute a lungo nella stessa posizione. Queste alcune delle azioni quotidiane off limits per tutte quelle donne che soffrono di vulvodinia. Un problema che colpisce da sempre i genitali femminili, ma che solo da poco tempo viene considerato una vera malattia. Spesso bollata come un male immaginario, la vulvodinia si caratterizza per il dolore intenso e cronico alla vulva. Una sindrome dolorosa di difficile diagnosi, come sottolineano gli stessi ginecologi, dal momento che questa malattia non si accompagna a segni visibili (il dolore è generalmente vicino all'ingresso della vagina, ma i genitali esterni appaiono sani e privi di lesioni). Particolare che fa sì che spesso i suoi segni vengano scambaiti per quelli della vaginite e/o cistite.
Almeno tre i sintomi da sottoporre all'attenzione del proprio medico e scoprire così se si è affetti da vulvodinia, malattia citata per la prima volta nella letteratura ginecologica nel 1880. Prima di tutto i disturbi vanno dal bruciore alla sensazione di una puntura di spillo. Un fastidio che può riguardare l'intera vulva o solo una parte di essa e la cui intensità può variare anche nel corso della stessa giornata. Inoltre, la senzasione di dolore deve essere presente da almeno tre-sei mesi, non ci deve essere prurito e all'esterno gli organi sessuali non devono presentare lesioni.
Una volta confermata la diagnosi, per tenere sotto controllo il dolore e potenziare l'efficacia delle cure, basterà adottare alcune semplici regole. Di seguito quelle suggerite dall'Aiv (Associazione italiana vulvodinia): indossare biancheria intima bianca e rigorosamente di cotone, evitare pantaloni stretti, usare detergenti intimi delicati e per non più di due volte al giorno, urinare spesso, avere un'attività intestinale regolare, usare solo assorbenti di cotone, evitare i salva slip, non praticare sport che comportino un prolungato ed eccessivo sfregamento della regione vulvare (bicicletta, equitazione, cyclette) e, infine, dopo i rapporti sessuali applicare sulla parte un panno freddo o fare un bidet con acqua fredda.
Almeno tre i sintomi da sottoporre all'attenzione del proprio medico e scoprire così se si è affetti da vulvodinia, malattia citata per la prima volta nella letteratura ginecologica nel 1880. Prima di tutto i disturbi vanno dal bruciore alla sensazione di una puntura di spillo. Un fastidio che può riguardare l'intera vulva o solo una parte di essa e la cui intensità può variare anche nel corso della stessa giornata. Inoltre, la senzasione di dolore deve essere presente da almeno tre-sei mesi, non ci deve essere prurito e all'esterno gli organi sessuali non devono presentare lesioni.
Una volta confermata la diagnosi, per tenere sotto controllo il dolore e potenziare l'efficacia delle cure, basterà adottare alcune semplici regole. Di seguito quelle suggerite dall'Aiv (Associazione italiana vulvodinia): indossare biancheria intima bianca e rigorosamente di cotone, evitare pantaloni stretti, usare detergenti intimi delicati e per non più di due volte al giorno, urinare spesso, avere un'attività intestinale regolare, usare solo assorbenti di cotone, evitare i salva slip, non praticare sport che comportino un prolungato ed eccessivo sfregamento della regione vulvare (bicicletta, equitazione, cyclette) e, infine, dopo i rapporti sessuali applicare sulla parte un panno freddo o fare un bidet con acqua fredda.
Marcella Gaudina
Marcella Gaudina - Libero News
| Data: 27/2/2009 | Visto: 135881 |






