Bisessualità e depressione
Avere una vita sessuale che esce dagli schemi classici non è più un tabù ma è comunque un trauma. Per le donne bisex arriva dall'America il rischio depressione
![]() |
| Fotogallery |
Le vecchie zie che tutti i pranzi e tutte le cene di famiglia ti domandano: “Ma quando ti sistemi?” sono un classico. Inimitabili e inevitabili come personaggi da commedia più o meno grotteschi. Sono l’incubo dei single e a loro poco importa se la società sta cominciando ad accettare degli stili di vita un po’ meno convenzionali come l’omosessualità o la bisessualità, scelta, quest’ultima, ancor più problematica.
Infatti, mentre una coppia, a prescindere se composta da persone dello stesso sesso o di sesso diverso, è comunque avvertita o avvertibile come un potenziale nucleo familiare stabile, una persona che si accorge di essere bisessuale è più difficilmente collocabile. Di questo si è occupata la dottoressa Lisa Lindley insieme ai suoi colleghi della George Mason University in Virginia (Usa) che ha dichiarato: “I bisex sono spesso invisibili. Ci sono molti pregiudizi nei loro confronti. […] Tende a esserci questa aspettativa o standard riguardo alla scelta di un’identità sessuale della persona e che sia un punto fermo. Penso ci siano un sacco di malintesi circa i bisessuali. Ritengo che il loro essere a rischio abbia molto più a che fare con lo stigma»,
E questo sembra sia particolarmente vero per le donne che, dati alla mano, sono più soggette a stress, depressione, bisogno compulsivo di alcol e fumo. Infatti, mentre queste problematiche colpiscono in egual modo ragazze e ragazzi che hanno rapporti bisessuali, con l’avvicinarsi dell’età adulta le cose cambiano dimostrando che per gli uomini è poi molto più semplice ritrovare un equilibrio. Meno soggetti a depressione anche gay ed eterosessuali ai quali a quanto pare giova la facilità di identificazione nel contesto in cui vivono.
Resta, però, da spiegare come mai solo le donne si vedano costrette a misurarsi con certe problematiche: “forse gli uomini, che siano gay o etero, hanno una connessione più forte con la loro comunità. Le donne bisessuali non possono avere la sensazione che ci sia una comunità per loro” ha spiegato la Lindley. È quindi solo un caso di isolamento? Noi donne abbiamo davvero bisogno di etichette al punto da non riuscire a socializzare con chi non ne ha di convenzionali?
Leggi anche: La serenità passa dal cibo
Infatti, mentre una coppia, a prescindere se composta da persone dello stesso sesso o di sesso diverso, è comunque avvertita o avvertibile come un potenziale nucleo familiare stabile, una persona che si accorge di essere bisessuale è più difficilmente collocabile. Di questo si è occupata la dottoressa Lisa Lindley insieme ai suoi colleghi della George Mason University in Virginia (Usa) che ha dichiarato: “I bisex sono spesso invisibili. Ci sono molti pregiudizi nei loro confronti. […] Tende a esserci questa aspettativa o standard riguardo alla scelta di un’identità sessuale della persona e che sia un punto fermo. Penso ci siano un sacco di malintesi circa i bisessuali. Ritengo che il loro essere a rischio abbia molto più a che fare con lo stigma»,
E questo sembra sia particolarmente vero per le donne che, dati alla mano, sono più soggette a stress, depressione, bisogno compulsivo di alcol e fumo. Infatti, mentre queste problematiche colpiscono in egual modo ragazze e ragazzi che hanno rapporti bisessuali, con l’avvicinarsi dell’età adulta le cose cambiano dimostrando che per gli uomini è poi molto più semplice ritrovare un equilibrio. Meno soggetti a depressione anche gay ed eterosessuali ai quali a quanto pare giova la facilità di identificazione nel contesto in cui vivono.
Resta, però, da spiegare come mai solo le donne si vedano costrette a misurarsi con certe problematiche: “forse gli uomini, che siano gay o etero, hanno una connessione più forte con la loro comunità. Le donne bisessuali non possono avere la sensazione che ci sia una comunità per loro” ha spiegato la Lindley. È quindi solo un caso di isolamento? Noi donne abbiamo davvero bisogno di etichette al punto da non riuscire a socializzare con chi non ne ha di convenzionali?
Leggi anche: La serenità passa dal cibo
Valeria Roscioni - Nexta
| Data: 21/11/2011 | Visto: 14702 |







