Sesso e disabili, le volontarie del piacere

Si chiamano operatrici sessuali e forniscono sesso a pagamento ai disabili

Sesso e disabili: un argomento che resta un tabù. Almeno in Italia. Non in Svezia, Germania, Olanda, Danimarca o nella vicina Svizzera. In questi esiste la figura dell’operatrice sessuale per disabili, una figura socialmente utile. Si tratta di professioniste che dopo aver seguito corsi di formazione offrono prestazioni a disabili psichici e motori. Persone che nella loro diversa abilità conservano come tutti delle pulsioni sessuali, ma non possono fare sesso come chiunque, ma che spesso sono considerate asessuate. Pensate che nei paesi scandinavi le prestazioni sono mutuabili.

In Svizzera le prime operatrici hanno iniziato a lavorare a Zurigo, dopo aver seguito un corso di formazione. La tariffa si aggirano attorno ai 100 euro all’ora, a cui vanno aggiunte le spese per il viaggio. Si tratta di infermieri, massaggiatori, fisioterapisti, tutte persone equilibrate che vivono l’handicap altrui senza disagio. Sono obbligate a mantenere un’altra professione, oltre a quella dell’operatore del sesso, e informare i parenti della loro scelta. Non è facile, perché questo lavoro è spesso considerato semplice prostituzione. «La sessualità degli handicappati è un diritto che va rispettato e salvaguardato con estrema tenerezza», dice Aiha Zemp, psicoterapeuta e responsabile della Fachstelle Behinderung & Sexualität (FABS) di Basilea, la prima associazione svizzera ad aver introdotto una formazione per assistenti erotici nel 2004.

A fronte dell’aumento della domanda un’altra associazione, Sexualité et Handicaps Pluriels (SEHP), ha distribuito nella Svizzera francofona dieci diplomi di assistente sessuale (sei uomini e quattro donne), che andranno ad affiancare gli operatori già attivi nella Svizzera tedesca. Massaggi erotici, carezze, masturbazione, rapporti completi: non esiste un catalogo di prestazioni ma la situazione di ogni cliente viene valutata singolarmente. Sesso, ma anche tenerezza, rispetto, ascolto, per provare a colmare un vuoto che in molti fingono di non vedere.

Marlen, una bella signora spagnola di 48 anni, fa questo lavoro da 10 anni. Ha raccontato la sua storia a El Mundo. Il suo lo definisce un servizio sociale, anche se ha cominciato a farlo solo per soldi, scegliendo i clienti che le altre prostitute solitamente rifiutavano: «Le mie colleghe all' inizio mi dicevano: "Marlen, come fai, non ti fa schifo?". Sì, parlavano proprio così... No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l' escort facevo l' infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo».

E i diretti interessati cosa ne pensano? Secondo un sondaggio lanciato recentemente dal sito disabili.it il 50% vorrebbe che il sesso assistito diventasse una realtà riconosciuta e legalizzata anche nel nostro Paese. Perché il sesso è un’esigenza. Anche per i diversamente abili.
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Data: 2/3/2010 Visto: 1932


 
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