Crociata contro i jeans a vita bassa
Al via la crociata contro i jeans che lasciano trasparire cose
Quando la politica si immischia negli affari della moda c'è qualcosa che non va. Coprire i capelli, mascherare il volto delle donne, nascondere le forme... Tutti dettami che minano la libertà personale e che indicano come brutto o sgradevole o sporco o indegno il corpo, soprattutto quello femminile. Questa volta la battaglia è contro i jeans a vita bassa. E la crociata non parte dall'Islam, ma dalla modernissima e occidentalissima New York.
«Il rispetto è direttamente proporzionale all'altezza dei jeans», con quest'idea di fondo il senatore democratico di New York Eric Adams ha dichiarato guerra
alla moda dei pantaloni a vita ultra-bassa, che lasciano "intravedere" l'intimo e soprattutto il fondoschiena. I residenti di Brooklyn si sono svegliati giovedì scorso con le strade tappezzate di cartelloni giganti "stop alla vita bassa!" con due ragazzi vittime della moda "saggy jeans" praticamente in mutande. Adams è solo l'ultimo di una serie di politici e altri personaggi pubblici che si battono contro questo stile, reso popolare da molti rapper e trend setter della moda urbana. Dibattiti in spettacoli televisivi, consigli comunali, consigli scolastici, organi legislativi statali e aule di tribunale sono state piazze di confronto tra fashion victim e avversari.
Nel 2008 ancora in veste di candidato persino il presidente Obama si dichiarò contrario ai pantaloni abbassati: «Alcune persone potrebbero non voler vedere le vostre mutande, io sono uno di loro» dichiarò a Mtv News. Alcune scuole americane hanno dettato un codice di abbigliamento da tenere durante le ore scolastiche, ovviamente la cintura ben allacciata ne è parte integrante. La scorsa estate il preside della St. Petersburg in Florida, ha ordinato una serie di elastici da mettere ai pantaloni per non farli scendere fino alle ginocchia. Alcune comunità hanno provato a vietare i pantaloni stile "saggy", ma tali norme hanno spesso suscitato domande circa la loro legittimità. Adams ha deciso che ne aveva abbastanza quando un paio di mesi fa vide in metropolitana due ragazzi con i pantaloni a cavallo davvero basso: «Tutti sul treno li guardavano e scuotevano la testa, ma nessuno ha avuto il coraggio di dirgli niente». Così il senatore, ex capitano di polizia eletto per la prima volta nel 2006 ha battuto cassa e ha racimolato duemila dollari che ha investito in cartelloni pubblicitari e un video che poi ha pubblicato su YouTube.
Inizialmente la moda si era diffusa per strada tra amici, poi ha preso sempre più piede, in particolare nelle scuole, dove Adams si è spesso trovato a redimere gli studenti sull'altezza del loro cavallo dei pantaloni. Dello stesso avviso Tracey L. Collins, ex preside di un liceo che adesso dirige la Fully Persuaded for Children and Families Inc., associazione che mira a favorire la responsabilità sociale: «I pantaloni calati sono ormai molto diffusià i ragazzi camminano nelle aule, nelle scuole, per strada e la gente fa una valutazione sul loro aspetto». La Collins sta collaborando con il senatore Adams nella campagna "stop alla vita bassa". Adams dice che non ha lo scopo di legiferare, solo educare. «Non voglio criminalizzare i giovani per essere giovani - ha detto -. Sto cercando limitare i danni di questa moda». Davvero non hanno niente di più urgente di cui occuparsi questi politici?
| Data: 28/4/2010 | Visto: 24542 |






